Fotografia d'epoca color seppia di La Thuile con il campanile, le case, una grande croce e le montagne innevate sullo sfondo
La Thuile vista da nord nel 1901 — foto: Mario Gabinio · CC BY 3.0 IT · Wikimedia Commons

Chi arriva a La Thuile con gli sci sul tetto dell'auto pensa a una località nata per la neve. In realtà il turismo è storia recente. Per secoli questo è stato un paese di passaggio, di soldati e poi di minatori, e le tracce si vedono ancora, basta sapere dove guardare. Vi racconto i passaggi principali, così la prossima passeggiata avrà un altro sapore.

Un passaggio obbligato, dai Salassi ai Romani

Il paese sta in una vasta conca a 1.441 metri, alla confluenza di due torrenti e sulla via del Colle del Piccolo San Bernardo. Per questa posizione è stato frequentato fin dalla preistoria. Prima dei Romani la zona era abitata dai Salassi, popolazione celtica che usava il valico per mantenere i legami con le genti dell'altro versante.

Poi arrivò Roma. La Via delle Gallie collegava la pianura padana alla Gallia e passava proprio di qui, salendo da Augusta Prætoria, l'attuale Aosta, verso il valico che i Romani chiamavano Alpis Graia. Il centro abitato è ricordato con il nome di Ariolica. Al colle restano ancora i resti delle mansiones, le stazioni di posta dove i viaggiatori potevano fermarsi.

Medioevo, Savoia e secoli di guerre

Nel Medioevo il valico mantenne il suo ruolo: nell'XI secolo San Bernardo fondò l'ospizio per dare rifugio a viandanti e pellegrini. La Thuile, chiamata allora Thuilia, entrò presto tra i domini di Casa Savoia, e il nome attuale compare nel 1760.

Stando su una frontiera così importante, il paese pagò il suo prezzo. Le truppe francesi lo occuparono nel 1704 e di nuovo nel 1794, e la chiesa parrocchiale di San Nicola è stata ricostruita dopo le devastazioni. Le difese permanenti nacquero in età sabauda:

  • al Colle della Croce, trincee del XVII secolo volute dal principe Tommaso di Savoia e il Fortino Sandino;
  • al Mont du Parc, la batteria omonima, oggi in rovina;
  • al Piccolo San Bernardo, le fortificazioni sarde del 1630 e il Forte della Ridotta.

Il Novecento aggiunse bunker e blocchi anticarro. Sul fronte delle Alpi si combatté dal giugno 1940, e dopo il settembre 1943 la zona vide la lotta partigiana. Durante il fascismo il paese cambiò anche nome: dal 1939 al 1946 si chiamò Porta Littoria. Con il Trattato di Parigi del 1947 un'area di circa 3 chilometri quadrati attorno all'ospizio passò alla Francia.

Da sapere: molte di queste tracce fanno parte del museo a cielo aperto di La Thuile, con sentieri tematici, fortificazioni, cappelle e miniere. Percorsi e visite guidate cambiano di stagione in stagione: controllate il programma sul sito ufficiale del paese.

Il carbone: quando La Thuile era un paese di minatori

Del carbone e dell'argento di queste montagne parlano già documenti del XVI secolo, ma le prime miniere vere e proprie, sfruttate a mano, risalgono all'inizio dell'Ottocento. La svolta arrivò nel Novecento: tra la fine degli anni Venti e il secondo dopoguerra La Thuile diventò un vero centro minerario.

Si estraeva soprattutto antracite, sul versante sopra il paese, tra 1.470 e 1.740 metri, in gallerie disposte su più livelli. Le teleferiche portavano il carbone verso Arpy, dove sorse anche un insediamento minerario, poi fino a Morgex, per la lavorazione, e infine alle acciaierie Cogne di Aosta. Nei momenti di massima attività la popolazione raddoppiò, raggiungendo i 1.400 abitanti.

Il picco arrivò subito dopo la Seconda guerra mondiale, poi cominciò il declino, e nel 1966 le miniere chiusero. Oggi lungo i sentieri si vedono ancora binari, carrelli, imbocchi di gallerie e il grande argano della miniera Granier.

Dalla seggiovia all'Espace San Bernardo

Mentre il carbone perdeva importanza, una parte del paese aveva già guardato alla neve. Il sito ufficiale racconta di una cooperativa locale che nel dopoguerra vide nello sci il futuro di La Thuile, e la società degli impianti fa partire la propria storia dal 1948, quando un azionariato popolare decise di costruire la prima seggiovia.

Il salto arrivò con gli anni successivi. Dalla metà degli anni Sessanta prese forma il progetto di una stazione moderna, e nel 1984 furono costruiti gli impianti di collegamento con La Rosière, sul versante francese: nasceva il comprensorio internazionale che oggi si chiama Espace San Bernardo. La pista Franco Berthod ha poi ospitato anche la Coppa del Mondo femminile di sci alpino.

Se soggiornate a Oasi di Relax, in Località Arly, gli impianti sono a circa 5 minuti a piedi e il centro si raggiunge senza auto: un buon punto di partenza per guardare il paese con occhi diversi, dopo aver scoperto da dove arriva.

La storia si scopre a piedi

Da Oasi di Relax il centro del paese si raggiunge camminando, e i sentieri tra forti e miniere aspettano solo la bella stagione.